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Resto fermo.Come davanti a un’immagine che non osa muoversi.Il lago trattiene il respiro, lo specchio è intatto… e io quasi temo di incrinarlo con un pensiero di troppo. Una manciata di nuvole galleggia lenta, come se qualcuno le avesse appoggiate lì per bellezza, per equilibrio. Anche il cigno scivola sicuro, vanitoso… conosce la propria grazia. Non ha bisogno di specchiarsi: è già riflesso.Le stradine del borgo si allungano pigre sotto il sole di fine giugno. Le case, coi loro colori stanchi e gentili, giocano con l’ombra come bambini che non vogliono rientrare. Perfino il gatto, disteso sul marmo tiepido della scalinata, osserva il mondo con quell’aria di chi sa che nulla gli sfugge davvero.E poi ci sei tu.La testa china, i capelli che scivolano sulla spalla come grano maturo accarezzato dal vento. Sei sospesa tra il tramonto e il lago, tra la luce che finisce e quella che resta. In quell’istante capisco che le parole sono troppo rumorose… le fermo. Le lascio cadere.La mia mano cerca il tuo viso come se cercasse una certezza.Ti guardo.I tuoi occhi nei miei occhi.Due orbite che si cercano nello spazio silenzioso del cuore. Mi avvicino come un pianeta timido che tenta di capire quale sia il suo sole. E quando finalmente lo riconosce… non fugge più.Mi catturi con un sospiro.Un gesto appena accennato.E io resto lì, dentro quell’istante, imprigionato felice.Perché alcune immagini non sbiadiscono.Non ingialliscono.Non chiedono cornici.Restano.E io, da adesso, sarò per sempre un battito del tuo cuore.